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Violante è più scandaloso di D'Elia

Galileo, che difende come me la scelta di Sergio D'Elia, ci segnala la lettera di Pietro Milio, che esprime solidarietà al deputato della Rosa nel Pugno. Io vi voglio segnalare però delle parole forti, apparse sulle pagine de Il Giornale. Sono quelle di Stefania Craxi, che ricorda che tanti altri carnefici siedono sui banchi del Parlamento. Luciano Violante è il capo di questi Torquemada, che hanno fatto uso politico della giustizia, utilizzando la custodia cautelare e l'avviso di garanzia, per esempio, come armi di tortura. Carnefici, sì, perchè come ci ricorda Stefania Craxi tanti suicidi in cella e tra le mura di casa si sono consumati a causa di una persecuzione giudiziaria che aveva come unico scopo quello di spazzare via una classe dirigente scomoda, annientare partiti avversari e preparare il terreno al PDS e al suo nuovo corso. Pagarono solo in pochi, colpevoli più che per aver preso tangenti, per esser stati avversari politici. Oltre ai suicidi in quegli anni l'incidenza di tumori negli indagati aumentò drasticamente e  molti di essi morirono a causa delle malattie. Anche i miei colleghi psichiatri si occuparono di questo fenomeno: la depressione, gli eventi di vita stressanti, causano un diminuzione delle difese immunitarie che finiscono così per favorire l'insorgenza di tumori.
Tra quei morti ci furono dei colpevoli, che avrebbero meritato un giudizio più umano però (come sostiene anche Nessuno tocchi Caino, l'associazione di Sergio D'Elia, per l'appunto), ma ci furono anche molti innocenti, che ebbero la vita spezzata solo perchè facenti parte del Partito Socialista o della Democrazia Cristiana o semplicemente perchè individui scomodi.
Quegli esecutori siedono accanto a Sergio D'Elia, sono Violante, D'Ambrosio, Giordano, Di Pietro. La differenza tra loro e D'Elia è una sola: quest'ultimo ha pagato per i suoi crimini e ha dedicato il resto della sua vita alla difesa dei suoi ex compagni di cella, gli altri signori invece continuano ad usare la giustizia e non hanno ancora pagato per i loro crimini.
  

Pubblicato il 8/6/2006 alle 23.58 nella rubrica Rassegna stampa.

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