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Blog personale e risorse per pazienti del Dott. Marco Paolemili
politica interna
25 marzo 2015
Chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, riflessione sui problemi ancora da affrontare
Una interessante riflessione sulla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari del Professor Massimo Biondi
finanza
12 settembre 2013
Un tranquillo weekend nell'economia reale italiana
Guardare la realtà con i propri occhi, non ascoltare i canti delle sirene nazionalpopolari, insomma, pensare con la propria testa, è un consiglio che do sempre ai miei pazienti. Questo vale per tutte le aree che riguardano la nostra vita, anche l'economia. Per questo vi segnalo questo articolo di Roberto Gorini sull'economia reale italiana. Buona lettura.

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SOCIETA'
28 agosto 2011
Quanto costa una fotocopia ad agosto

Alla vostra cortese attenzione...

Desidero portare a Sua conoscenza quanto oggi, 22 agosto, ho dovuto subire nel disbrigo di una pratica presso la stanza n.°33 – ASL Roma D di via Pascarella - per una autorizzazione di un “piano terapeutico" prescritto da un medico dell’ospedale Forlanini.

Alla consegna della “prescrizione" (consegnatami dal Forlanini perché la portassi in via Pascarella…), mi è stata richiesta dalla impiegata, anche una fotocopia della stessa “prescrizione”, fotocopia che io non avevo, ne avrei dovuto avere per motivi di facile comprensione, che riguardono l'organizzazione della struttura sanitaria, non certo il cittadino. Ma… niente fotocopia, niente autorizzazione… è stata la risposta!

Erano le ore 11, la temperatura per strada 35/37 gradi, malgrado i miei quasi 80 anni, sono stato così costretto a trovare un servizio in viale Trastevere per riprodurre il documento e tornare nella stanza 33 di via Pascarella. Non è stato un “andata e ritorno" facile, per il fisico ed i 37°, mi creda!

Se ha dei dubbi Le consiglio di sottoporre qualche suo anziano  parente, o, meglio ancora , se stesso – se non è più nella verde età - a ripetere quello che oggi è stato imposto allo scrivente. Ritengo sia stato un sopruso, un abuso di ufficio perchè non trovo traccia di un obbligo del paziente a fornire la “ fotocopia”;  se c’è me lo faccia sapere per cortesia! Perché non c’è un collegamento tra le strutture per evitare di aggravare ancora più la vita del cittadino/paziente, il tutto poi per una fotocopia come nel caso in questione?

In altre strutture è possibile trovare a disposizione una macchina fotocopiatrice,(con uso a pagamento) a disposizione dei cittadini. Mi è stato detto che il problema è a conoscenza del direttore della ASL, con il risultato che tutto si è fermato alla “conoscenza”…

Se, disgraziatamente, oggi per la strada mi fossi sentito male, mi creda, qualcuno ne avrebbe pagato le conseguenze, perché non è ammissibile una tale indifferenza nel risolvere problemi a salvaguardia dell'altrui salute e per i quali si viene assunti e pagati!

Questa mia protesta ha lo scopo (la speranza) di sollecitare interventi tesi ad apportare migliorie nella organizzazione, che evitino ad altri poveracci quello che oggi è capitato a me, per una fotocopia!

Potrei conoscere il Suo pensiero al riguardo? La ringrazio anticipatamente.

Roma 22 agosto 2011

Lettera firmata


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Egregio Signore,

Ha ragione, quello che ha subito è un sopruso e uno scarico di responsabilità e lavoro su di lei. Le strutture sanitarie che redigono piani terapeutici sono tenuti a produrre tre copie: una da trattenere in cartella clinica, una da consegnare al paziente che la consegnerà al suo medico di base e una terza che deve essere spedita alla ASL di competenza dalla struttura sanitaria e non portata a mano dal paziente! La prescrizione poi è inutile, perchè già la redazione di un piano terapeutico sottintende che sia avvenuta una prescrizione (altrimenti il piano terapeutico che cosa viene fatto a fare?).
Purtroppo questo paese dalle troppe leggi, applicate con il fai da te, produce anarchia e disservizi che si abbattono sempre tutti sul cittadino-utente. Questi burocrati, che stanno uccidendo la sanità, dovrebbero mettersi in testa che sono addetti a fornire servizi al cittadino e non sono lì solo per percepire stipendi ad avere una sedia e una scrivania, da cui ripararsi anche dal caldo. Questo però dobbiamo farglielo capire noi utenti, non possiamo che essere noi a cambiare questa vergogna, ormai spero che sia chiaro a tutti che non possiamo più appellarci a qualche "onorevole", maiale ingrassato a spese nostre.
Non consegni la copia del Piano terapeutico alla ASL e non faccia nessuna fotocopia, lo riconsegni all'ospedale e gli regali un francobollo, così non potranno piangere perchè non possono sostenere i costi di spedizione.
La saluto e le prometto che pubblicheremo la sua lettera sul nostro sito
www.mens-sana.biz a testimonianza dei disservizi e soprusi che i cittadini devono sopportare e che ci impegneremo affinchè i diritti dei malati siano difesi e rispettati.

Dott. Marco Paolemili

 

SCIENZA
25 ottobre 2010
Rituali e ansia: il disturbo ossessivo compulsivo
"Non potevo fare niente senza rituali. Hanno invaso ogni aspetto della mia vita. Il contare mi ha veramente bloccato. Mi lavo i capelli tre volte anzichè una volta sola, perché tre è un numero che porta fortuna. Mi ci vuole molto tempo per leggere perché devo contare le righe di un paragrafo. Quando imposto la mia sveglia di notte, devo impostarla su un numero che non sia 'cattivo'. " Caterina - 19 anni

"Sapevo che i rituali non avevano senso, e mi vergognavo profondamente di loro, ma non riuscivo a superarli fino a quando ho cominciato la terapia". Carlo - 36 anni

"Vestirsi di mattina è sempre stato duro, perché avevo una routine, e se non seguivo la routine, sarei diventata ansiosa e avrei cominciato a vestirmi da capo. Avevo sempre paura che se non avessi fatto qualcosa, i miei genitori sarebbero morti a breve. Mi piacerebbe non avere questi pensieri terribili di poter danneggiare i miei genitori. Sono completamente irrazionali, ma i pensieri m'innescano più ansia e comportamenti più insensati. A causa del tempo che ho trascorso con i rituali, non sono riuscita a fare un sacco di cose che erano importanti per me." V
alentina - 22 anni


Le persone con disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) hanno persistenti e fastidiosi pensieri (ossessioni) e utilizzano rituali (compulsioni) per controllare l'ansia che questi pensieri producono. La maggior parte delle volte, i rituali finiscono per controllare loro.

Per esempio, se le persone sono ossessionate da germi o sporcizia, possono sviluppare una coazione a lavarsi le mani più e più volte. Se sviluppano una ossessione per gli intrusi, possono bloccare e chiudere a chiave le porte molte volte prima di andare a letto. La paura dell'imbarazzo sociale può indurre le persone con DOC a pettinarsi i capelli compulsivamente di fronte a uno specchio a volte tanto da essere "catturati" dallo specchio e non potersi più allontanare da esso. L'esecuzione di tali rituali non è piacevole. Nel migliore dei casi, produce un sollievo temporaneo dall'ansia creata dai pensieri ossessivi.

Altri rituali comuni sono la necessità di controllare ripetutamente le cose, toccarle (soprattutto in una particolare sequenza), o contarle. Alcune ossessioni comuni includono avere pensieri frequenti di violenza e di danneggiamento delle persone care, pensare persistentemente di compiere atti sessuali con persone che non apprezzano, o avere pensieri che sono vietati dal loro credo religioso. Le persone con DOC possono anche essere preoccupate per l'ordine e la simmetria, hanno difficoltà a buttare le cose (finedo così per accumularle), o tendono ad accumulare oggetti non necessari.

Anche le persone sane hanno anche rituali, come ad esempio il controllare se la stufa è spenta più volte prima di uscire di casa. La differenza è che le persone con DOC effettuano i loro rituali, anche se il farlo interferisce con la vita quotidiana e nonostante trovino la ripetizione angosciosa. Sebbene la maggior parte degli adulti con DOC riconoscono che quello che stanno facendo è privo di senso, alcuni adulti e la maggior parte dei bambini non riescono a rendersi conto che il loro comportamento è fuori dal comune.

Il DOC colpisce circa 2 milioni di Europei adulti e il problema può essere accompagnato da disturbi del comportamento alimentare, altri disturbi d'ansia, o depressione. Colpisce uomini e donne in numero approssimativamente uguale e di solito appare durante l'infanzia, l'adolescenza o la prima età adulta. Un terzo degli adulti con DOC sviluppa sintomi sin da bambino e la ricerca indica che il DOC potrebbe avere una familiarità.

Il decorso della malattia è molto vario. I sintomi possono andare e venire, diminuire nel tempo, o peggiorare. Se il DOC diventa grave, una persona può arrivare a smettere di lavorare o di svolgere i normali lavori di casa. Le persone con DOC cercano spesso di aiutare se stessi, evitando situazioni che scatenano le loro ossessioni, oppure possono usare alcool o droghe per calmarsi.

Il DOC di solito risponde bene al trattamento con determinati farmaci e/o alla psicoterapia in cui le persone devono affrontare le situazioni che causano paura o ansia diventando meno sensibili (desensibilizzati) a queste. Negli Stati Uniti e in Europa molti ricercatori stanno studiando nuovi metodi di trattamento per le persone con un disturbo ossessivo compulsivo che non risponde bene alle terapie usuali. Questi approcci includono combinazioni di farmaci diversi, così come la stimolazione cerebrale profonda.

finanza
16 febbraio 2009
Quando hai un ministro dell'economia così, come puoi chiamare il tuo governo liberale?
SOCIETA'
9 febbraio 2009
Eluana ora è libera
Eluana Englaro è morta finalmente. E' sfuggita finalmente alla speculazione politica che ha violentato le sue libertà, la sua dignità e quella della sua famiglia.
Se Peppino Englaro ha una colpa, è quella di non aver ceduto alle usanze italiane, all'eutanasia illegale della somministrazione di morfina per bloccare i centri del respiro. Voleva che la vita di sua figlia non finisse per la seconda volta, voleva restare un cittadino e non essere un criminale.
Eluana, e come lei tante altre donne e uomini, aspettavano una legge e la aspettavano da anni. Invece ancora una volta la politica italiana ci ha dimostrato che dobbiamo rivolgerci alla giustizia per difendere i nostri diritti contro lo Stato, composti da individui a cui abbiamo espresso un voto di "fiducia".
Finisce male la vita di Eluana, che esce di scena e si sottrae all'ennesima commedia all'italiana, fatta di moralismo che nasconde la tragedia di un paese senza midollo.
Mi tornano in mente Luca Coscioni e Piero Welby, anch'essi uccisi dalla mancanza di libertà e dal vuoto legislativo di un paese che non è un garante ne' della libertà, ne' della sicurezza.
Ora che il Parlamento pensi a fare una legge non dettata dall'umore e dalla propaganda.
Non c'è bisogno di decidere domani, ma neanche far passare altri anni. Sono piene le cliniche di persone come Eluana e tante altre potranno trovarsi davanti un simile destino.
Serve una legge che rispetti le direttive anticipate del malato, nel rispetto delle libertà individuali che hanno nella libertà di cura e di vita e di morte la loro massima espressione.

sentimenti
22 marzo 2008
Buona Pasqua

Tanti auguri di buona Pasqua a tutti voi!





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CULTURA
21 ottobre 2007
Una macchia di colore vi tumulerà
È dall’Italia che noi lanciamo per il mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il FUTURISMO perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologi, di ciceroni e d’antiquari. Già per troppo tempo l’Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagli innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri.

Filippo Tommaso Marinetti, "Il Manifesto del futurismo"



"La festa del Cinema viene sintetizzata in 15 milioni di euro scialacquati, 2,5 milioni di euro solo per pagare il conto degli alberghi, e la chiamano festa [...] Quattro cortigiane, una vecchia gallinaccia e un puffo: questo è il Cinema di Roma"

Ftm Azione Futurista 2007

SOCIETA'
6 settembre 2007
Noi psichiatri siamo i meno religiosi
Lo studio, psichiatri i meno religiosi tra i camici bianchi
 
Roma, 3 set. (Adnkronos Salute) - Ci sono pochi fedeli della religione tra i seguaci di Freud. Uno studio dell'università di Chicago rivela infatti che gli psichiatri sono, tra i medici, gli specialisti che vantavano il minor numero di camici bianchi che si dichiarano credenti. La ricerca, condotta tra 1.820 laureati in medicina di ogni settore, è pubblicata su Psychiatric Services e rivela che il 70% degli psichiatri dichiara di non appartenere ad alcuna confessione religiosa, rispetto al 10% di quanti esercitano altre discipline mediche. "Il controverso rapporto tra fede e psichiatria - ipotizza l'autore dell'inchiesta, Farr Curlin - affonderebbe le radici nella stessa storia della disciplina medica, che a partire da Freud non ha mai incoraggiato un sentimento religioso. Un atteggiamento scettico nei confronti della fede, che a sua volta dissuaderebbe gli studenti di medicina credenti a scegliere questa specialità". Come se non bastasse, a contribuire a tenere a distanza psichiatri e fede c'è anche "la riluttanza dei medici credenti di altre specialità a inviare i propri pazienti con problemi psichici o spirituali agli psichiatri, preferendo invece ministri di culto". Ciononostante, rivela lo studio, esistono medici della 'mente' credenti. E la maggior parte sono di religione ebraica, seguiti da protestanti e cattolici che invece sono le confessioni religiose più comuni tra le altre specialità mediche.

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SOCIETA'
25 aprile 2007
Per un 25 aprile giusto, di tutti e per la vera libertà. Che non ha colore.
Il 25 aprile è una data storica per l'Italia: una data simbolo della liberazione dell'Italia dall'occupazione nazista, diventata tale dopo l'8 settembre del  1943, quando la resa incondizionata del nostro paese trasformò gli alleati tedeschi, organizzatisi con l'operazione Achse, in occupanti il territorio  italiano.  
Questa data è naturalmente di più, è il simbolo della libertà contro la dittatura, il monito contro nuovi totalitarismi, il perenne ricordo di come la  libertà non sia mai data per scontata. Accanto a questi fini nobili, la cultura corrente e storica ha ritenuto di estendere, modificare, in parte stravolgere  il concetto di resistenza e il concetto stesso di fascismo e dittatura. Il termine minaccia per la democrazia è stato così più volte gridato ai quattro venti  come anatema contro il nemico di turno. Berlusconi è solo l'ultimo di questi, ma prima di lui di fascisti, despoti, capitalisti e dittatori ne abbiamo avuti  tanti. Quasi tutti hanno governato assieme al Partito Comunista e sue successive denominazioni (in Italia gli enti locali sono in maggioranza in mano alla  sinistra pressoché ininterrottamente dal dopoguerra), nessuno di loro ha limitato la nostra democrazia, certo purtroppo non l'ha nemmeno migliorata. 
La "liberazione" viene vista, o meglio celebrata in questa occasione, come sinonimo di resistenza, facendo diventare l'anniversario delle liberazione in  anniversario della resistenza. Non possiamo certo dimenticare l'eroica resistenza dei soldati Italiani nell'isola di Cefalonia e nemmeno le azioni spesso  eroiche dei partigiani italiani, ma la liberazione cominciò il 10 luglio del 1943 quando gli Alleati sbarcarono in Sicilia al comando del generale George  Patton. Tutto cominciò con la presa di Pantelleria, poi, nell’arco di un mese, le forze anglo-americane liberarono l’intera isola, giungendo a Messina il 17  agosto. Il 3 settembre l’ottava armata inglese di Montgomery sbarcava in Calabria, sei giorni dopo gli americani al comando del generale Clark prendevano  terra a Salerno. Il 1° ottobre Napoli viene liberata, ma la linea Gustav, all’altezza di Montecassino, blocca l’avanzata alleata fino alla primavera del ‘44. A giugno l’avanzata alleata libera Roma, ma è ancora arrestata dal secondo poderoso baluardo difensivo tedesco, la linea Gotica. Solo nella primavera del ‘45 la linea cade, la Toscana è libera e le truppe alleate irrompono nel Nord Italia. Il 21 aprile le truppe del generale Alexander entrano a Bologna, nei giorni successivi gli Alleati raggiungono Milano, Genova, Venezia. Trovano delle città senza più resistenza: le truppe tedesche sono in fuga, incalzate dalle truppe  partigiane del Comitato di Liberazione Nazionale. La Campagna d'Italia fu dura ma l'obiettivo venne raggiunto: “ristorare l’Italia come nazione libera”.  Parole del Generale Eisenhower.
E allora, accanto alle bandiere rosse che ci ricordano gli eroici partigiani, dobbiamo sventolare tante altre bandiere, quella Americana soprattutto, ma  anche quella Inglese e tante altre. Dobbiamo porre un fiore ad una delle tante croci bianche dei cimiteri di guerra, piene di ragazzi che a mala pena sapevano dove fosse il nostro paese, che sì, forse morirono per gli interessi biechi dei capitalisti occidentali, ma permisero a noi di essere un popolo  libero e non destinato, per esempio, alla sorte dei popoli dell'est europeo, soggiogati per anni dalla dittatura rossa (cosa ne sarebbe stato di noi se  fossimo passati dagli oppressori neri a quelli rossi, dove saremo ora? Forse profughi in chissà quale paese).
Non dimentichiamo allora tutto il senso di questa festa, non insultiamo i partigiani perché nel Nord Italia furono determinanti, non esaltiamoli a  prescindere, perché molti di loro si comportarono come criminali e mai furono condannati e non utilizziamo questa festa per fare propaganda anti-occidentale:  sicuramente siamo stati un popolo più fortunato di tanti altri anche grazie agli Americani.



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SOCIETA'
22 marzo 2007
Mi vergogno di essere Italiano
Mi vergogno di vivere in un paese che tratta con i terroristi foraggiando chi ci odia, mi vergogno di vivere in un paese dove non esiste meritocrazia, dove vince chi frega o chi è figlio di qualcuno che conta più di te. Mi vergogno di ascoltare ogni giorno la morale di personaggi che sono più immorali di me, che col naso ancora sporco di coca e con ancora addosso il profumo di una puttana mi parlano di famiglia, di valori, di peccato e virtù. Mi vergogno di vivere in un paese di imbroglioni, di ladri, di truffatori, in un paese dove chi meglio lo sa fare più sarà forte e rispettato. Mi vergogno di vivere in un paese dove bisogna aver più paura della giustizia che della malavita, dove poi non si sa chi siano i buoni e i cattivi. Mi vergogno di vivere nel paese di Peppone e Don Camillo, di fascisti e comunisti, tutti seduti allo stesso tavolo, tutti in realtà gretti democristiani statalisti. Mi sono stufato di vivere in un paese dove le sole donne che vanno avanti sono quelle che aprono le gambe al pene di un capo, quelle stesse che poi si fanno paladine delle pari opportunità, insultando tutte le donne intelligenti maltrattate.
Non sono Italiano, non sono Europeo, non sono cittadino del Mondo, io sono Marco e basta. Voglio essere rispettato come uomo, voglio essere libero di volare e di cadere a terra e farmi male solo con le mie mani. Sono Italiano perchè il fato ha voluto che nascessi quì, non devo nulla al mio Stato, non ho il dovere di sentirmi parte di una "patria" che mi maltratta ogni giorno. Sarò Marco in ogni parte dell'universo in cui vivrò e rispetterò soltanto chi rispetterà me. Voglio fare del mio meglio, per me e per gli altri, non certo per l'orgoglio di essere Italiano.



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politica interna
1 marzo 2007
Diego Galli, ovvero il futuro inesistente dei Radicali
Per fare carriera nel Partito Radicale bisogna essere amici di Marco Pannella e non sto soltanto pensando ad amicizie intime, ma politiche. Daniele Capezzone, unico ancora liberale liberista e libertario all'interno di Radicali Italiani e Rosa nel Pugno tutta, è uscito dalle grazie del Vate perchè ha deciso di seguire la sua coscienza e, nonostante il pragmatismo che ha visto il partito schierarsi nel centrosinistra, ha continuato a portare avanti le idee e le iniziative che contraddistinguono un liberale radicale. I Radicali si sono sempre contraddistinti per la loro coscienza, come disse una volta un ragazzo che intervistai, i Radicali sono il Grillo Parlante della politica italiana, quelli che non smettono mai di ricordare a tutti quali siano le priorità per il nostro paese.

Ora quella coscienza viene posta in discussione da Emma Bonino, il Ministro che ha fatto delle affermazioni sulla Cina che sono un colpo di spugna su parte della sua azione politica precedente, volta al rispetto e alla conquista dei diritti civili. "Trovo che questo modo di sottrarsi spinti da una irrefrenabile esigenza di coscienza non depone sicuramente a favore di assunzioni di responsabilità, perché oltre che alla propria coscienza uno ha anche il dovere di condividere per lo meno le motivazioni" questa frase della Bonino, che si riferisce alla posizione di Capezzone rispetto la fiducia a Prodi è la summa del suo pragmatismo, nuovo però per lei.
Ma veniamo a Diego Galli. Molti di voi se lo ricorderanno perchè da vero campione di liberalismo decise di denunciare Daw per il video Casa Pannella, proprio lui, quello che decise quasi da solo che i contenuti di Radio Radicale sarebbero passati sotto la licenza Creative Commons.
Diego Galli è un amico di Pannella, ma non è assolutamente comparabile a Daniele Capezzone. E' un volenteroso (non nel senso di aderente ai "Volenterosi"!) ma non è dotato di intelligenza politica personale. Infatti scrive un pezzo su Notizie Radicali nel quale cita un editoriale di Umberto Galimberti sulla dittatura della coscienza, avvalorando però la tesi che i Radicali di coscienza non ne hanno più e, a parte le trovate mediatiche come la registrazione clandestina del conclave di Caserta e le rivelazioni sull'ultimo Consiglio dei Ministri che ha proposto i famosi 12 punti, sostiene apertamente il Governo. Questa è demagogia, in linea con quella dell'Esecutivo di Prodi, che toglie i costi di ricarica dei cellulari e aumenta le tasse a tutti dall'altra, che toglie il bollo sulle euro 4 e l'aumenta a tutte le altre (possedute si presume da meno abbienti che non si possono permettere una macchina nuova).

Diego Galli allora si mette a fare il saggio, nella speranza che queste sue filosofiche riflessioni che additano Daniele Capezzone, proprio lui, l'unico Radicale che ha fatto qualche proposta seria in Parlamento, come retorico e demagogico.

Anche nel mio lavoro ci sono gli scagnozzi del capo che non perdono occasione per attaccare chi è in difficoltà per farsi vedere forti e fedeli. Queste persone si chiamano avvoltoi e anche se faranno carriera, rimarranno sempre dei mediocri, a discapito dell'organizzazione che ahimè un giorno saranno chiamati a guidare.

Ora mi aspetto una bella querela dal liberale Diego Galli, sarà per lui una nuova occasione di dimostrarsi forte, di mostrare i suoi muscoli pompati ad acqua torbida. Si accomodi pure.



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SOCIETA'
4 febbraio 2007
Ce lo doveva ricordare Pippo Baudo che questo Papa è un politico e non un padre spirituale?
"La festa di Sant'Agata non andava fatta. Domani ci saranno i funerali del poliziotto morto ma ci sarà anche la processione della statua. Invece la Bara di Raciti doveva essere in chiesa sotto la statua. Il dovere della chiesa è essere vicini ai problemi sociali. Oggi il Papa non ha detto una parola nell'Angelus". 

Pippo Baudo



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calcio
3 febbraio 2007
Fermiamo il calcio. Poi facciamo ripartire tutto come prima
Ci sono problemi seri, nel nostro paese e non solo, che vengono sempre affrontati in modo ipocrita, non per essere risolti, ma per trarne il massimo profitto in termine di consenso. La fame del mondo e la droga sono i principali, ma se volgiamo lo sguardo a pochissimi giorni fa troviamo due esempi. Uno è quello del blocco del traffico delle targhe alterne, già trattato in un mio post, e ora la violenza a Catania, con la morte del poliziotto. La Federcalcio decide di fermare il campionato e la nazionale. Questa è la dura risposta di una organizzazione per nulla pulita dalla quale certo non si può nemmeno accettare una morale. La violenza tornerà, tale e quale a prima, sentiremo per una settimana quanto siano brutti e cattivi quelli che si picchiano, ci saranno eminenti personaggi delle sport e della politica che si stracceranno le vesti, forse ci sarà anche qualche provvedimento legislativo. Ne trarranno beneficio solo questi personaggi, che metteranno su una bella propaganda. "Cambiare tutto per non cambiare nulla" mai frase è stata più messa in pratica. 



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sentimenti
31 dicembre 2006
Buon anno a chi passa per questo blog
Ci sono anni che ripercorreresti silenziosamente e altri che nasconderesti dentro l'urlo di un'amara delusione.

Ci sono anni che riempiono i ricordi e altri che si sbiadiscono dentro una foto che non riconosci più.

Ci sono anni che racconterai e anni che spezzetterai per divorarne gli attimi più gustosi.

Ci sono anni in cui combatterai per veder sorridere una vita, e anni che lotterai per vederne volar via un'altra.

Ci sono anni che ti porterai dentro e anni che lascerai scorrerti addosso.

E dentro gli anni … c'è una sabbiosa clessidra di giorni …

Ne abbiamo 365 davanti, prima di cambiare calendario e agende.

Il mio augurio è quello di disegnarne di colorati e che, come la lentezza di un passo ben calibrato, ognuno di essi ci faccia sentire l'importanza di lasciare un'orma dietro di noi…per proseguire un cammino o iniziarne uno nuovo, per ripercorrere un sentiero o fermarsi semplicemente dentro un punto interrogativo.

Auguri a tutti
…auguri a chi ho incontrato, a chi ho sfiorato, a chi ho letto, a chi ho parlato…



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sentimenti
24 dicembre 2006



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SOCIETA'
23 dicembre 2006
Possiamo dirci cattolici o laici credenti?

«In merito alla richiesta di esequie ecclesiastiche per il defunto Dott. Piergiorgio Welby, il Vicariato di Roma precisa di non aver potuto concedere tali esequie perché, a differenza dai casi di suicidio nei quali si presume la mancanza delle condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso, era nota, in quanto ripetutamente e pubblicamente affermata, la volontà del Dott. Welby di porre fine alla propria vita, ciò che contrasta con la dottrina cattolica (vedi il Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2276-2283; 2324-2325)».

Questo il comunicato stampa odierno del Vicariato di Roma. Senza voler fare polemiche politiche-culturali, credo che sia necessario riflettere sulla dottrina cattolica e sul principio che distingue il laico che crede nell'uomo libero e chi invece crede che della vita propria non si possa disporre, o almeno ciò non possa comprendere anche la decisione di terminarla. Dobbiamo rispettare questa visione della dottrina cattolica, anche se non condivisibile nemmeno per quanto concerne il suicidio, e renderci conto del nodo cruciale che distingue la laicità dal cattolicesimo. Per il laico è l'uomo ad essere al centro, all'apice dell'esistenza. Per il laico credente, Dio è lo spirito, il trascendente, che è dentro di lui. Dio è in lui. Il cattolico, secondo la dottrina corrente, vede Dio al di sopra di lui e perciò, benché sia libero in vita, dovrà rendere conto, e anche la vita che è un dono, a Dio.

Sono visioni differenti, nessuna può avere la pretesa di essere esatta per chi non la condivide e soprattutto sono visoni personali. Lo Stato non può entrare in questa diatriba, perchè non ne ha le competenze, né il valore morale. L'etica dello Stato deve essere quella di garantire a tutti i suoi cittadini la libertà di vivere la propria vita, senza che essa sia minacciata nella sua stessa esistenza.  

Detto ciò, i funerali religiosi che erano stati organizzati presso la parrocchia di Don Bosco a Roma per volontà di Mina Welby, la moglie di Piergiorgio, cattolica praticante, che a questo punto come tutti noi dovrebbe riflettere su quale differenza ci sia tra l'essere cattolici e l'essere credenti in Dio non si terranno. Come è giusto che sia, secondo la dottrina cattolica.

I  funerali laici di Piergiorgio Welby si terranno però lo stesso, perchè Dio in definitiva non è dottrina, ma è parte di noi perchè vive in noi, Domenica 24 dicembre alle ore 10.30 in Piazza San Giovanni Bosco a Roma.

 




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sentimenti
21 dicembre 2006
E' morto Piergiorgio Welby
E' successo ieri notte, Mario Riccio, medico anestesita di Cremona, ha "staccato la spina" di Piergiorgio. Muore un uomo, e dovremmo essere tristi. Ritengo però questo un bel giorno, un giorno in cui un uomo ha riconquistato la sua libertà. Non ci può essere libertà più grande di quella di decidere la propria vita, come condurla e come e quando terminarla. Anche se la gran parte di noi non esercita quest'ultima libertà, cioè lascia che sia la natura, attraverso la vecchiaia, la malattia o il caso, a decidere, ciò non vuol dire che non sia nelle nostre facoltà decidere di lasciare questa vita quando lo vogliamo. Welby ha riconquistato questa libertà, ha esercitato la sua volontà di uomo e di paziente medico, che ha il diritto in ogni istante di decidere se curarsi o meno. Rispettare le volontà del paziente e non perchè lo dice un codice deontologico, ma semplicemente perchè il paziente è un uomo e nessuno deve decidere per lui.
Si è parlato di depressione, Welby e quelli come lui chiederebbero di morire perchè affetti da depressione e cercherebbero qualcuno che li aiuti a suicidarsi, essendo loro impossibilitati.
I pazienti che vengono da noi, chiedono aiuto per continuare, in alcuni casi per tornare, a vivere. Siamo ben lontani dalla cognizione di malattia di Welby, la sua lucidità, la sua voglia e il suo impegno per l'eutanasia, la strumentalizzazione di se stesso fatta, come ogni grande Radicale, perchè ciò non accada più, fanno di Piergiorgio un grande uomo e non un depresso.
Spero che questo non rimanga un caso umano, da mettere in fila subito dopo Terry Schiavo, e insieme ai tanti anonimi che ogni giorno, in una umiliante clandestinità, decidono del loro destino. Abbiamo bisogno di una legge, di una legge civile e non di una serie di divieti. Abbiamo bisogno che la nostra libertà di vita, di scelta, di cura, sia tutelata e difesa dall'etica di stato, dalla morale degli altri, assunta con forza e violenza come morale di tutti, anche di chi non la condivide.

Ciao Piergiorgio,
Sono sicuro che adesso sei in un posto migliore di questo




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SCIENZA
9 dicembre 2006
LA SOLUZIONE CHE NON SI VUOLE AMMETTERE: IL TESTAMENTO BIOLOGICO

In nome della difesa della vita e di una deontologia ambigua si consegnano alla sofferenza fisica e morale centinaia di individui non più liberi. Ma la soluzione c’è ed è ora di metterla in atto.

 

Ogni medico non deve mai dimenticare che il paziente è, per prima cosa, un essere umano e come tale la sua libertà non deve essere violata. Il malato non cessa mai di essere una persona libera, in nessun momento, neanche davanti la morte imminente che, essendo un momento della vita di ciascuno, non può essere esonerata dalla responsabilità individuale. Come nessuna cultura accetta che un uomo tolga la vita ad un suo simile, non dovrebbe essere concesso a nessuno di prolungare la vita di un essere umano oltre le volontà di quest’ultimo. La sostanza del crimine è la stessa: disporre della vita altrui.

Una buona relazione medico paziente deve basarsi innanzitutto sulla libertà, del medico e del malato. Queste due libertà si devono sempre confrontare e nessuna deve prevaricare quella dell’altro, proprio come i principi liberali auspicano che ciò avvenga nella vita di tutti i giorni.

Questi due principi sono alla base del nostro discorso: la libertà di cura.

Chiunque sia stato ricoverato in un ospedale, abbia fatto un qualsiasi esame diagnostico o abbia subito anche un piccolo intervento chirurgico, ricorderà di aver firmato una dichiarazione di consenso. Con quella firma ha dichiarato che il medico responsabile lo ha informato della procedura che lo attende, dei suoi rischi, delle sue finalità e dei risultati attesi e che quindi acconsente nell’assoluta libertà a sottoporvisi. La visione spesso negativa che si ha della sanità, non solo nel nostro paese, vuole che questo atto estremamente importante sia solo un “lavarsi le mani” un mettersi al sicuro in caso qualcosa vada storto. Ma non è questo il significato del consenso informato, che invece risponde all’assunto fondamentale che il malato è libero di autodeterminarsi e di scegliere le proprie cure. Il malato, in quanto individuo, è quindi libero di accettare o rifiutare, acconsentire o manifestare il proprio dissenso. Dall’altra parte il medico è tenuto a rispettare sempre le volontà del paziente, ad utilizzare il massimo della propria conoscenza, ma è anche libero di rifiutarsi di curare un paziente se ciò non implichi, naturalmente, mettere a repentaglio la vita dell’assistito.

Al medico è vietato infine ricorrere al cosiddetto “accanimento diagnostico-terapeutico”, l’irragionevole ostinazione in trattamenti inutili, dai quali non possa attendersi fondatamente alcun beneficio né alcun miglioramento della qualità della vita. E’ facile capire quindi che l’accanimento riguarda quelle malattie con prognosi sicuramente infausta e giunte alla fase terminale, vale a dire malattie in uno stato così avanzato per le quali, secondo le conoscenze attuali, non vi è possibilità di tornare indietro, ma solo di aspettare la morte del paziente che potrebbe però avvenire in tempi molto lunghi. Si commette un errore quando si pensa che la malattia allo stadio terminale sia solo il coma, condizione che aggiunge difficoltà alla discussione sull’eutanasia, perché la coscienza del malato in quel caso è assente. Esistono tanti altri casi, differenti dal coma, che sono compresi tra le malattie giunte alla fase terminale ma nelle quali la coscienza, quindi la volontà e la libertà dell’individuo, è conservata. La distrofia muscolare progressiva di Piergiorgio Welby è un esempio. Il copresidente dell’Associazione Luca Coscioni chiese il 27 novembre, nel pieno delle proprie intoccabili facoltà di uomo libero, il distacco del ventilatore polmonare (i muscoli respiratori di Welby, colpiti dalla distrofia, non sono in grado di provvedere all’espansione della gabbia toracica e quindi alla respirazione e l’aria è immessa ed espulsa da un macchinario direttamente in trachea perché essa giunga ai polmoni). Senza quel respiratore Welby non sopravvivrebbe, il distacco di questo quindi sarebbe una “condotta omissiva o astensionista nella quale, di fronte a pazienti in fase terminale, si sospendono intenzionalmente cure essenziali al mantenimento della vita del paziente” in altre parole eutanasia. Una eutanasia però che viene definita passiva, differente da quella attiva, che implica l’intervento attivo e la somministrazione al paziente di sostanze letali. Se quest’ultima pratica è normalmente considerata un omicidio, per molte legislazioni, compresa l’italiana, anche l’eutanasia passiva è un delitto, “a meno che essa assuma il significato di rifiuto all’accanimento terapeutico e vengano contestualmente attuate cure palliative a tutela della dignità della vita del morente”. Ecco il motivo del contendere nel caso specifico, ma uno tra tanti, di Piergiorgio Welby. Il respiratore artificiale è accanimento terapeutico?  Tuttavia rispondere a questa domanda non risolve il problema. L’articolo 32 della nostra Costituzione afferma: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Quel 27 novembre il medico di Welby si rifiutò di staccare il respiratore artificiale perché, sebbene il codice deontologico medico reciti all’articolo 34 che "Il medico deve attenersi, nel rispetto della dignità, della libertà e dell’indipendenza professionale, alla volontà di curarsi, liberamente espressa dalla persona" una volta sedato (per evitare di farlo morire soffocato e per lenire le sue sofferenze) il suo assistito avrebbe perso conoscenza e quindi, incapace di decidere ed in pericolo di vita, avrebbe dovuto riattaccare il respiratore artificiale. E’ chiaro che questo ragionamento può andare avanti all’infinito e risultare grottesco. La volontà di curarsi liberamente espressa quanto conta? Possibile che essa cessi di esistere nel momento in cui si perde la propria coscienza? La coscienza precedente e le scelte che da essa derivano, si possono annullare e può un’altra persona sostituirsi al malato e non solo decidere per lui, ma persino stravolgere le sue volontà?

Purtroppo sempre nell’articolo 34 del sopraccitato codice deontologico si legge anche: “Il medico, se il paziente non è in grado di esprimere la propria volontà in caso di grave pericolo di vita, non può tener conto di quanto precedentemente manifestato dallo stesso”. Questo è il punto oscuro, è la falla che origina tutto il motivo di sofferenza per i pazienti, i familiari, i medici e per la libertà e la dignità umana. Perché anche concedendo l’appello di accanimento terapeutico al respiratore artificiale (come dovrebbe essere concepito poiché esso non dà alcuna speranza di miglioramento della malattia e della qualità della vita, soprattutto di un paziente cosciente della sua per lui penosa condizione), la perdita di coscienza derivata dalla sedazione (prevista dalla legge, che impone, in questo caso paradossalmente, la riduzione al minimo della sofferenza nel cammino verso la morte) fa fare un drammatico passo indietro al medico, che è costretto così a dimenticare le volontà del paziente.


L’uomo non cosciente è meno uomo dell’uomo cosciente e non ha gli stessi diritti. Questo è il messaggio che lascia la legislazione e la deontologia italiana. Ciò sarebbe giustificato dalla “difesa della vita” invocata sempre dal codice deontologico e da parte dell’opinione pubblica, che ha influenzato la legge sulla fecondazione assistita e vuole modificare la legge sull’aborto, se non direttamente proibirlo. L’embrione è un essere umano e quindi non si può decidere di toglierli la vita, non rispettando la dignità della vita stessa. Allora si deve sottrarre alla volontà di un’altra persona, anche se essa è la madre, di poter uccidere abortendo o creando embrioni destinati alla morte. L’atteggiamento però che si assume nei confronti della fine della vita è profondamente diverso. In nome del rispetto della vita si toglie la facoltà di scelta e si cancellano le volontà espresse in precedenza dalla persona e si considera non solo lecito, ma doveroso, sostituirle con quelle di un estraneo, che agirebbe “a fin di bene” in quanto medico. Ragionamento non coerente, se vogliamo grottesco come quello del medico di Welby.


Come abbiamo visto quindi, non è solo il coma a procurare problemi d’interpretazione, qualsiasi sospensione di un trattamento medico in situazioni critiche porta ad una fase che precede la morte in cui la coscienza è persa. Non è difficile da capire: la mancanza della respirazione porta all’ipossia di tutti i tessuti e alla loro sofferenza sino alla morte delle cellule, anche il cervello è fatto di cellule e la sofferenza del cervello porta al deficit delle sue funzioni, una delle quali è, senza dubbio, la coscienza. Anche la sospensione dell’alimentazione artificiale porta alla mancanza di nutrienti per tutte le cellule, indispensabili alla vita cellulare al pari dell’ossigeno. La conseguenza è la stessa, le cellule muoiono e gli organi perdono la loro funzione, anche in questo caso il cervello non è esente da questa regola.


La soluzione a tutto questo esiste, ha un alto valore morale anche se rimane una scelta difficile per tutti noi, che certo non possiamo prevedere il nostro futuro. La soluzione sono le direttive anticipate espresse in epoca non sospetta dall’individuo, il testamento biologico. Esso consiste in una dichiarazione di volontà redatta dal paziente in un’epoca precedente all’esordio della patologia o alle situazioni di emergenza nella quale si forniscono le indicazioni riguardo al consenso agli eventuali trattamenti sanitari da rispettare in caso di perdita della propria capacità di decisione autonoma.


Solamente una legge, che sarebbe una vera espressione di rispetto della dignità umana in tutte le sue fasi, che obblighi al rispetto di queste volontà e punisca chi si sostituisce ad un altro individuo, restituirà rispetto alla sofferenza degli ammalati e dei loro familiari e donerà ai medici che ogni giorno si trovano davanti a scelte più grandi di loro quella sicurezza che è rispetto e fiducia nei loro confronti e nella loro professione.



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ECONOMIA
19 novembre 2006
E' morto il più grande campione di libertà del nostro tempo
E’ morto all’età di 94 anni Milton Friedman. La sua figura è luce per tutti i liberali del nostro tempo, le sue opere, scritte non solo per gli addetti ai lavori ma per la gente comune, saranno a lungo fonte d’ispirazione per tutti noi. Premio Nobel nel 1976, è stato in grado di rappresentare limpidamente il pensiero liberale: non solo libertà economiche, ma anche civili. Il leader della scuola di Chicago, padre del monetarismo, si batté contro il proibizionismo e per la libertà d’istruzione, che considerò sempre fondamentale. Milton Friedman sarà ricordato per sempre come il più grande campione di libertà del nostro tempo.




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