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Blog personale e risorse per pazienti del Dott. Marco Paolemili
SCIENZA
22 settembre 2011
Al di là della sbronza, conoscere l'alcol

Al di là della sbronza

Un cosmopolitan dai colori vivaci è la bevanda di scelta per i personaggi glamour in "Sex and the City". James Bond dipende dal suo famoso Martini shakerato, non mescolato, per rilassarsi dopo uno scontro con un cattivo. E cosa dire un matrimonio che si conclude senza un brindisi con lo champagne?

L'alcol è parte della nostra cultura, ci aiuta festeggiare e socializzare e migliora anche le nostre cerimonie religiose. Ma bere troppo, in un'unica occasione o nel corso del tempo, può avere gravi conseguenze per la nostra salute. La maggior parte degli Italiani, ad esempio, riconoscono che bere troppo può causare incidenti e dipendenza. Ma questa è solo una parte della storia. Oltre a questi gravi problemi, l'abuso di alcol può danneggiare gli organi del nostro corpo, indebolire il sistema immunitario e contribuire allo sviluppo del cancro. Inoltre, proprio come il fumo, l'alcol colpisce persone diverse in modo diverso. I geni, l'ambiente, e anche la dieta possono avere un ruolo nello sviluppo di una malattia alcol-correlata.

Il rovescio della medaglia è che alcune persone potrebbero effettivamente beneficiare del bere alcol in piccole quantità. Sembra un discorso complicato? Certamente sì. Per rimanere in buona salute, e decidere quale ruolo dovrebbe svolgere l'alcool nella vostra vita, avete bisogno di accurate e aggiornate informazioni. Sul nostro sito pubblicheremo degli articoli per offrire una guida basata sulle più recenti ricerche sull'effetto dell'alcol sulla salute.

Conoscere le quantità di alcol

Sapere quanto alcool c'è in un drink "standard" può aiutare a determinare quanto si sta bevendo e comprenderne i rischi. Un drink standard contiene circa 1,7 centilitri o 14 grammi di alcol puro. In termini più familiari, i seguenti importi costituiscono un drink standard o unità standard:

  • 33 cl di birra (una lattina o una bottiglia piccola - circa il 5% di alcol)
  • 14 cl di vino da tavola ( un bicchiere da tavola - circa il 12% di alcol)
  • 4,3 cl di superalcolici (un bicchierino da liquore - circa il 40% di alcol)

 


La ricerca dimostra che livelli di alcol "a basso rischio" per gli uomini non sono più di 4 unità standard per ogni singolo giorno e non più di 14 unità a settimana. Per le donne, un "basso rischio" è costituito dal consumo di non più di tre unità standard per ogni singolo giorno e non più di sette drink a settimana. Per rimanere nel basso rischio, è necessario mantenersi all'interno di entrambi i limiti giornalieri e settimanali.

Anche all'interno di questi limiti, si possono avere dei problemi se si beve troppo in fretta, se si hanno cattive condizioni di salute, o si ha un'età di più di 65 anni. Gli anziani devono bere non più di tre drink al giorno e non più di sette drink a settimana.

Sulla base della propria salute e su come l'alcol agisce sul singolo individuo, potrebbe essere necessario bere meno o per niente. Le persone che dovrebbero astenersi completamente dall'alcol sono coloro che:

Dovranno guidare un veicolo o usare macchinari
Sono incinta o vogliono avere una gravidanza a breve
Assumono farmaci che interagiscono con l'alcol
Hanno una condizione medica che l'alcol può aggravare (ad esempio cardiopatie, ipertensione, malattie del fegato e metaboliche, malattie psichiatriche e malattie neurologiche)


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permalink | inviato da marcopaolemili il 22/9/2011 alle 17:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
28 giugno 2010
I tagli alla spesa? Costano vite umane.
Secondo uno studio riduzioni radicali alla spesa socio-sanitaria in tempo di crisi aumentano la mortalità tra i cittadini

I sistemi sanitari dell'Europa lamentano budget in crisi, annunciano "sforbiciate" selvagge alla spesa sanitaria. Uno studio pubblicato online sul British Medical Journal da un team di ricercatori britannici ha valutato i dati sanitari relativi a 15 Paesi europei - Italia inclusa - tra il 1980 e il 2005. Secondo il team diretto da David Stuckler dell'Università di Oxford (GB), i tagli alla spesa sanitaria adottati in tempo di crisi da numerosi Paesi europei per ridurre i deficit, si traducono - scrivono gli scienziati - "in un parallelo aumento del rischio di morte per cause legate a malattie collegate a questioni sociali, come cardiopatie e patologie da abuso di alcolici. Dunque, nonostante i Governi possono pensare di proteggere la salute salvaguardando i budget sanitari, la spesa in questo campo è importante per il benessere e la stessa sopravvivenza della popolazione". Sono stati analizzati i dati sulla spesa sociale (investimenti per asili nido, assistenza disabili e anziani, pensioni e maternità) e sanitaria (ricoveri, farmaci, interventi chirurgici) dal 1980 al 2005 in 15 Paesi europei, registrando le relazioni tra salute e spesa. Quello che hanno concluso i ricercatori è stato che quando l'esborso è elevato, i tassi di mortalità calano, e viceversa. Sulla base di alcuni modelli matematici i ricercatori stimano che per ogni riduzione di 70 sterline (circa 85 euro) a persona nella spesa socio-sanitaria, aumenti del 2,8% la mortalità legata all'alcol e dell'1,2% quella da malattie cardiovascolari. Se queste proiezioni si dovessero rivelare esatte, vorrebbe dire che anche tagli modesti possono avere un impatto significativo sulla salute. Sembra invece che ridurre le spese in altri settori, come quello militare, non abbia un impatto così negativo sulla salute, oltre che rappresentare una buona fonte per diminuire le tasse o aumentare gli investimenti in salute pubblica o istruzione. «L'analisi rivela che la gente comune può arrivare a pagare il prezzo finale dei tagli di budget - concludono gli autori - che potenzialmente possono costare loro la vita». Non crediamo che i politici italiani ed europei daranno peso a questo studio, ma siamo certi che il peso dei tagli e i sacrifici sulle spalle della popolazione avranno un peso ben più alto di qualsiasi ipotetico guadagno.

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permalink | inviato da marcopaolemili il 28/6/2010 alle 22:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
politica interna
12 febbraio 2009
Il Parlamento vota contro una Sanità migliore
La Camera ha approvato, "quasi all'unanimità", un emendamento al cosiddetto Ddl Brunetta, che cancella per la dirigenza medica l'obbligo di destinare almeno il 30% della retribuzione al salario di risultato.

Medici,non tutti, e politici, quasi tutti, sono i primi a non voler un miglioramento della Sanità italiana. Il nostro Parlamento ha cancellato un incentivo alla produttività, cioè uno stimolo a lavorare meglio per i medici. Margherita Miotto del PD, prima firmataria dello sciagurato emendamento afferma: "Legare la remunerazione dei medici alla produttività poteva cambiare la natura stessa del Servizio sanitario nazionale, che - conclude la Miotto - deve produrre salute e non solo prestazioni".La prestazione in campo sanitario e non solo, è ciò che si offre al paziente. Le liste di attesa si allungano sempre più, la qualità dei servizi è in forte calo, numerosi sondaggi indicano che i medici lavorano con sempre meno voglia (un sondaggio di ieri a cura di Univadis indica che più del 30% dei medici intervistati cambierebbe lavoro se potesse tornare indietro). Cosa fanno allora i politici? Tagliano ogni possibilità che i medici lavorino con più motivazione, spinti a rendere di più, offrendo un servizio migliore e più efficiente. Meglio soldi facili, non legati alla produttività.
Come si misurerebbe allora, secondo la Miotto, la salute se non in base al numero e alla qualità delle prestazioni effettuate dal Servizio Sanitario Nazionale? E perchè togliere ai medici la giusta eventualità che se l'ospedale in cui lavorano va male guadagnino meno o di più? Gli utenti, i consumatori, non premiano sempre il prodotto che ritengono migliore? E cos'è un esame diagnostico, una visita, un ricovero o un'operazione se non un prodotto che genera salute, dal momento che viene anche pagato tramite tasse e ticket sanitari?
I pazienti hanno diritto a prestazioni migliori e compito delle aziende sanitarie è crescere e fornire una qualità migliore. La salute è un diritto, ma lo è più quella ad una salute migliore.


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permalink | inviato da marcopaolemili il 12/2/2009 alle 22:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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