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Blog personale e risorse per pazienti del Dott. Marco Paolemili
3 gennaio 2016
La Risonanza Magnetica cerebrale potrebbe individuare i pazienti a rischio di disturbo depressivo maggiore
Secondo uno studio pubblicato su JAMA Psychiatry, la risonanza magnetica funzionale (fMRI) potrebbe essere usata per predire quali pazienti con disturbo depressivo maggiore in remissione abbiano maggiori probabilità di avere ulteriori episodi di depressione.
SCIENZA
7 giugno 2015
La depressione durante la gravidanza potrebbe aumentare il rischio di depressione dei figli in età adulta
La depressione delle madri durante la gravidanza, e non nel postpartum, potrebbe rappresentare un rischio di depressione dei propri figli in età adulta.

Intervenendo durante la gravidanza, sia i tassi di maltrattamento sui minori che dei disturbi depressivi nei giovani adulti potrebbero potenzialmente essere ridotti.

Nei nostri centri tutte le donne in gravidanza possono essere sottoposte a screening per la depressione e a quelle identificate come a rischio verrà offerto l'accesso prioritario alle terapie psicologiche. Informati!

SCIENZA
4 ottobre 2014
Gli oli di pesce possono prevenire alcune forme di depressione
Un nuovo studio, condotto dal King's College di Londra, ha dimostrato che gli acidi grassi omega-3 riducono i tassi di depressione tra i pazienti con alti livelli di infiammazione.
SCIENZA
20 aprile 2014
Segni e sintomi della Depressione
Non tutte le persone che sono depresse hanno esperienze di ogni sintomo della Depressione. Alcune persone sperimentano solo pochi sintomi; alcune persone di una lunga serie. La gravità dei sintomi varia da individuo a individuo e anche nel corso del tempo. Ho creato una lista per aiutare a capire quali sono e come si presentano i sintomi della depressione e leggere delle testimonianze di miei pazienti come esempio

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SCIENZA
9 dicembre 2013
Il Modafinil potrebbe aiutare a combattere la depressione
Un nuovo studio ha concluso che l'assunzione del farmaco modafinil, tipicamente utilizzato per trattare i disturbi del sonno, in combinazione con antidepressivi riduce la gravità della depressione.

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SCIENZA
8 novembre 2013
La depressione e la cattiva alimentazione durante la gravidanza possono influenzare le funzioni cognitive del bambino
Le donne affette da Depressione durante la gravidanza hanno spesso una dieta non sana, che influenzerà la sviluppo cognitivo del loro bambino. Lo dice un nuovo studio del King's College di Londra.

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SCIENZA
24 agosto 2013
Schizofrenia e Disturbo Bipolare condividono le variazioni genetiche più comuni
Le cinque principali malattie mentali, la schizofrenia, il disturbo bipolare, la depressione, l'ADHD e l'autismo hanno in comune le stesse variabili genetiche. Un risultato che porta a rivedere il sistema di diagnosi della psichiatria.
SCIENZA
18 luglio 2013
Un Biomarcatore potrebbe indicare la strada alla riduzione delle inefficienze delle terapia contro la depressione
Scansioni dell'attività cerebrale di pazienti con depressione non sottoposti a trattamento potrebbero prevedere il miglior funzionamento, per raggiungere la remissione dei sintomi, di un farmaco antidepressivo o dellla psicoterapia cognitivo comportamentale. Leggi l'articolo.
SCIENZA
16 maggio 2013
Gli anziani e la depressione
Ti senti molto stanco, impotente e senza speranza? Sei triste maggior parte del tempo e non trovi alcun piacere nella vostra famiglia, amici, o hobby? Se è così, potresti essere affetto da Depressione.

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SCIENZA
14 marzo 2013
Cinque Disturbi mentali gravi condividono le stesse radici genetiche
Sul prossimo numero del Lancet, la ricerca di studiosi americani sulla comune origine genetica di cinque dei più comuni disturbi psichiatrici. Leggi qui l'anteprima


SCIENZA
2 gennaio 2013
Sentirsi sopraffatti - chi e come può aiutarti a sentirti al sicuro
Sappiamo che in alcune situazioni o momenti della vita ci si può sentire completamente impotenti. Nonostante la sensazione che si ha di non aver alcun controllo sulla propria vita, ci possono essere alcune cose che tu, e gli altri, potete fare per migliorare le cose.
SCIENZA
27 ottobre 2012
Oltre tre quarti delle persone con Depressione si sentono discriminate
 Uno studio pubblicato su The Lancet rivela che il 79% delle persone affette da depressione si sente discriminata e ciò influenza i propri comportamenti
SCIENZA
29 aprile 2012
Gli Antidepressivi
Usati per curare la depressione e i disturbi d'ansia, gli antidepressivi non sono tutti uguali. Una breve rassegna dei più utilizzati
11 settembre 2011
In Italia 374 bambini suicidi in 27 anni, la prevenzione è assente

Centinaia di bambini italiani, negli ultimi 27 anni, hanno deciso di smettere di vivere. "Abbiamo esaminato i dati dal 1980 al 2007, scoprendo che 374 piccoli dai 10 ai 14 anni si sono suicidati nel nostro Paese. Un fenomeno tragico, che non accenna a diminuire. E che ci deve spingere a riflettere. E soprattutto a fare, finalmente, prevenzione". Lo dice all'Adnkronos Salute Maurizio Pompili, responsabile del Servizio per la prevenzione del suicidio dell'ospedale S.Andrea, in occasione dell'incontro in programma oggi e domani nella struttura romana, alla vigilia della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, che si celebra ogni anno il 10 settembre. Ogni anno, prosegue l'esperto, in Italia si contano circa 4 mila suicidi, come se ogni 12 mesi scomparisse un piccolo Paese. "Un fenomeno particolarmente allarmante proprio tra i giovani e i giovanissimi, dal momento che nella fascia di età 15-24 anni rappresenta la seconda causa di morte". Il comportamento suicidario è un fenomeno complesso e solitamente una sola causa non è sufficiente a spiegarlo. "I dati appena raccolti sui bambini testimoniano che a togliersi la vita sono più spesso i maschi, con un rapporto di tre a uno rispetto alle femmine - prosegue l'esperto - Fra le cause molto spesso ci sono problemi familiari e depressione giovanile, un altro fenomeno trascurato". "Il suicidio - conclude l'esperto - è un evento tragico e drammatico, che però può essere prevenuto. Per questo emerge con forza la necessità di interventi mirati in centri sportivi, scuole e centri sociali". Interventi che potrebbero salvare centinaia di giovani vite.

Da Adnkronos Salute

SCIENZA
5 dicembre 2010
Diabete e depressione, cosa arriva prima?
È il diabete che aumenta il rischio di depressione o viceversa? La correlazione tra queste due condizioni fa ipotizzare che la relazione causale sia in entrambe le direzioni, stando a quanto riferiscono gli autori di un articolo apparso sulla rivista Archives of Internal Medicine.

Nel 1996, An Pan e colleghi dell'Harvard School of Public Health di Boston hanno valutato la correlazione tra le due condizioni patologiche in 65.381 donne di età compresa tra 50 e 75 anni.

I partecipanti hanno completato un questionario iniziale sulla propria anamnesi e alcuni questionari di follow-up ogni due anni fino al 2006. Sono stati classificati come depressi coloro che hanno riferito sintomi di depressione, che facevano uso di antidepressivi e che hanno avuto una diagnosi per tale condizione da un medico. Le donne che hanno ricevuto invece una diagnosi di diabete hanno poi dovuto completare un questionario su sintomi, test diagnostici e trattamenti.

Durante i 10 anni di follow-up, 2844 donne hanno ricevuto una diagnosi di diabete di tipo 2 e 7415 soggetti una diagnosi di depressione. Queste ultime avevano anche un rischio di sviluppare diabete aumentato del 17 per cento, dopo aver normalizzato i risultati per altri fattori di confondimento quali l'attività fisica o l'indice di massa corporea (BMI). In particolare, nelle donne che hanno riferito di consumare antidepressivi il rischio di sviluppare diabete risulta aumentato del 25 per cento.

Ribaltando la prospettiva, le donne con diabete hanno mostrato di avere un rischio di sviluppare depressione più alto del 29 per cento e addirittura del 53 per cento se in terapia insulinica.

“Una diagnosi di diabete può portare ai sintomi di depressione per diverse ragioni: la depressione può essere il risultato di cambiamenti biochimici direttamente causati dal diabete o dal suo trattamento, oppure dallo stress di una condizione così debilitante”, sottolineano gli autori dello studio.

SCIENZA
24 luglio 2010
Uno studio mostra la possibilità di predirre come i pazienti risponderanno agli antidepressivi
In uno studio sperimentale per il trattamento della depressione maggiore, dei test pre-trattamento usati per sondare la funzione di un centro specifico del cervello potrebbero dare previsioni su come i pazienti risponderanno alla chetamina, un farmaco che può migliorare rapidamente i sintomi della depressione in alcuni individui. Il lavoro suggerisce che potrebbe essere possibile sviluppare metodi per utilizzare tali valutazioni in futuro, non solo per comprendere meglio la depressione, ma per guidare le scelte di trattamento.


Resta urgente il bisogno di nuovi farmaci antidepressivi che funzionino con meccanismi alternativi a quelli esistenti. Vi è una particolare necessità di farmaci che possano agire più rapidamente di quelli attualmente disponibili, che possono richiedere settimane, e di modi per prevedere quali pazienti possano essere aiutati da farmaci specifici. La chetamina, il farmaco usato in questo studio, può alleviare i sintomi della depressione entro poche ore. Mentre però la ketamina ha effetti collaterali che la escludono come trattamento per la depressione, continuare la ricerca sulla ketamina può contribuire a fornire la base per lo sviluppo di altri farmaci con un meccanismo simile, buona sicurezza e rapidità di azione.

Una strada percorribile verso lo sviluppo di nuovi farmaci è quella di mappare i circuiti del cervello che non funzionano normalmente durante la depressione. Gli scienziati possono monitorare il livello di funzione di specifiche aree cerebrali, mentre un soggetto sta svolgendo un compito mentale. Lo stesso tipo di monitoraggio può essere utilizzato anche prima di iniziare un trattamento antidepressivo per determinare l'attività di base del cervello in pazienti con depressione e le differenze di attivazione che possono correlare con un miglioramento clinico.

In questo studio quindici pazienti con depressione maggiore, prima di ricevere la ketamina, hanno effettuato un test che ha coinvolto la memoria di lavoro, il tipo di memoria a breve termine chiamata in causa, per esempio, quando si tiene in mente un numero di telefono.

Mentre i pazienti effettuavano gli esercizi, i ricercatori hanno monitorato l'attività in una zona del cervello che ha collegamenti sia emotivi che cognitivi con altri centri del cervello: la corteccia cingolata anteriore pregenuale (pgACC). La tecnologia di monitoraggio utilizzata è chiamata magnetoencefalografia (MEG) che analizza i campi magnetici creati dall'attività elettrica dei neuroni nel cervello.

Tra i pazienti depressi che hanno eseguito il test di memoria di lavoro (che non implica alcun contenuto emotivo), quelli nei quali la pgACC era meno attiva, il miglioramento dei sintomi in risposta alla ketamina è stato maggiore. In ricerche precedenti, quando i pazienti depressi visualizzavano immagini a contenuto emotivo (volti spaventosi), quelli in cui la pgACC era più attiva, il miglioramento dei sintomi in risposta alla ketamina era maggiore. Presi insieme, i risultati suggeriscono che una bassa attività di questa parte del cervello in risposta a compiti non emotivi, e ad alta attività in risposta a compiti a contenuto emotivo, possono prevedere come una persona affetta da depressione può rispondere alla ketamina.

Questo studio ha anche esaminato se l'attività della pgACC possa trovare riscontro nell'attività simultanea dell'amigdala, una parte del cervello che svolge un ruolo nella elaborazione emotiva. Pazienti in cui vi era una sincronia stretta tra i due centri del cervello durante il compito di memoria di lavoro sono risultati meno sensibili alla chetamina.

In questo studio, effettuato dagli scienziati del National Institute of Mental Health Giacomo Salvadore, Carlos Zarate e colleghi, l'attività nella pgACC, e il grado con cui questa è funzionalmente connessa all'amigdala, hanno potuto fungere da indicatori, o biomarkers, del grado in cui i pazienti avrebbero risposto al trattamento con chetamina. Dare a degli individui un compito che impegna il cervello in modi specifici aiuta i ricercatori a misurare l'efficienza con cui un circuito cerebrale specifico è in funzione. Gli autori spiegano che negli studi con soggetti sani, l'attività della pgACC è aumentata quando una persona elabora informazioni con contenuto emozionale, ma non quando una persona si sta concentrando su uno stimolo più emotivamente neutro.
Nelle persone depresse, in cui il pattern di attivazione della pgACC era più vicina a quella osservata nei soggetti non depressi, le risposte al trattamento apparivano migliori. Gli autori osservano anche che il circuito di regolazione dell'umore studiato in questo lavoro sembra essere attivo nei pazienti depressi, anche quando gli viene dato un compito senza contenuto emotivo.

Oltre a farmaci in via di sviluppo con nuovi meccanismi di azione, sarà importante sviluppare metodi per prevedere chi risponderà a questi trattamenti. Questo studio fornisce indizi per capirer meglio i circuiti sottostanti la depressione maggiore e per eventuali futuri approcci a trattamenti più efficaci.

SCIENZA
9 febbraio 2010
Indagine Onda, lei teme piu' la depressione del cancro al seno
Roma, 8 feb. (Adnkronos Salute) - Sei italiane su dieci hanno fatto i conti con la depressione o conosciuto qualche donna che ne soffre. E il 54% teme questo 'male oscuro', perché lo ritiene incurabile più del tumore al seno (incurabile solo per il 24,2% delle donne). Se si va nello specifico delle terapie, la quota di 'sfiduciate' sale al 78% tra le giovani dai 30 ai 39 anni, e all'80,1% tra quelle di 40-49 anni. A 'fotografare' le italiane alle prese con la depressione è un'indagine presentata oggi a Milano dall'Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda). L'uso di farmaci convenzionali (giudicati efficaci dal 60%, ma molto efficaci solo per il 15,9%) viene solo dopo terapia psicologica e gruppi di mutuo-aiuto, considerate le pratiche più utili rispettivamente nell'83,1% (nel 36% molto efficaci) e 75,2% (nel 27% circa molto efficaci) dei casi.

Le donne, infatti, ritengono che i farmaci attualmente disponibili abbiano solo effetti limitati nel tempo, senza risolvere le cause principali del male oscuro. E proprio chi conosce la malattia assegna un giudizio più basso ai medicinali, rispetto a chi non l'ha mai incontrata. Numeri importanti, che denunciano un gap tra il livello di aspettativa delle donne e le cure farmacologiche oggi disponibili, notano dall'osservatorio Onda. La conoscenza dei sintomi, invece, "è buona ma può ancora essere migliorata: il 40,3% - prosegue Onda - li sa riconoscere e sa quant'è importante agire tempestivamente". Il punto di riferimento rimane il medico di famiglia (29% delle donne), seguito da familiari (23%), psicologo (15%) e psichiatra (13%). "La depressione è una malattia subdola - afferma Francesca Merzagora, presidente di Onda - che si insinua nella vita delle donne alienandola. Loro ne sono consapevoli e sono abbastanza informate su manifestazioni e campanelli di allarme. Ma la temono più del tumore al seno, come emerge dai dati presentati oggi, perché non hanno fiducia nelle cure attuali". E' in questo ambito che si deve lavorare, sottolinea la Merzagora, "migliorando l'efficacia delle terapie e riducendo gli effetti collaterali dei farmaci. Soprattutto spiegando che le cure farmacologiche sono utili se affiancate al medico di medicina generale e al sostegno della famiglia", precisa.

"La ricerca - spiega Giuseppe Pellegrini, professore di metodologia della ricerca sociale all'Università di Padova - è stata eseguita con interviste telefoniche su 1.016 italiane tra i 30 e i 70 anni. Si evidenzia subito un problema - nota - proprio nella gestione della malattia. Le donne prediligono il contatto umano e la cura psicologica, dimostrando maggiore sfiducia nei confronti dei farmaci attuali", osserva. "E' evidente un gap tra il livello di aspettative e le cure reali, soprattutto tra le donne che soffrono o hanno sofferto di depressione", prosegue Pellegrini. "L'indagine - precisa Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell'ospedale Fatebenefratelli Oftalmico Melloni di Milano - mette in luce i bisogni insoddisfatti nelle cure per le donne. E questo è sicuramente il risultato di una non ancora corretta informazione sulle dosi e, soprattutto, sulla durata delle terapie. Molte ricadute e insuccessi, che portano alla sfiducia nei farmaci, sono dovute proprio ai trattamenti inadeguati prescritti dal medico. E' opportuno rivolgersi a centri specializzati in questo ambito così delicato". E' anche vero, però, che esiste una psicofarmacologia di genere per cui "le donne manifestano caratteristiche diverse nel tempo in relazione alla stessa molecola, che può avere maggiore o minore efficacia a seconda del ciclo di vita di una donna". Infine, ben venga "lo studio di molecole più efficaci e con minori effetti collaterali, soprattutto a livello gastrointestinale e sul desiderio sessuale", conclude. "Le donne - evidenzia Giampaolo Landi di Chiavenna, assessore alla Salute del Comune di Milano - sono più colpite da disagio psichico soprattutto nelle aree urbane con popolazione superiore ai 200 mila abitanti, dove quindi aumenta il rischio di patologie gravi. I dati in nostro possesso ci hanno quindi indotto ad agire: abbiamo promosso un progetto, in collaborazione con Mencacci, per un ambulatorio che si occupa esclusivamente di disturbi psichiatrici che compaiono durante la gravidanza, il post-partum e la premenopausa. Un centro unico in Italia proprio perché si occupa di 'Psichiatria di genere', con una équipe tutta al femminile".

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permalink | inviato da marcopaolemili il 9/2/2010 alle 10:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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Studi Medici a Roma:

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Per informazioni e contatti:

Segreteria: 0683390682

Cellulare: 3206975533

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Dr. Marco Paolemili

 



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