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Blog personale e risorse per pazienti del Dott. Marco Paolemili
SCIENZA
28 luglio 2015
Fattori culturali ed economici influenzano l'uso di antidepressivi in Europa
L'atteggiamento del pubblico nei confronti della malattia mentale e i livelli di spesa sanitaria possono spiegare la grande differenza di consumo di antidepressivi tra i vari paesi dell'Europa, secondo un nuovo studio pubblicato sul British Journal of Psychiatry.

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permalink | inviato da marcopaolemili il 28/7/2015 alle 15:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SCIENZA
31 maggio 2015
Dagli Antidepressivi benefici per le donne con depressione post-natale
Gli antidepressivi sono associati a migliori tassi di risposta al trattamento e remissione nelle donne con depressione post-natale, rispetto a un placebo, secondo una nuova revisione sistematica della letteratura scientifica.

SCIENZA
24 giugno 2012
Programma dietetico contro l'aumento di peso da psicofarmaci

E' noto, soprattutto ai pazienti che li assumono, che molti psicofarmaci, come antidepressivi, antipsicotici e stabilizzatori dell'umore, inducono un notevole aumento dell'appetito e del peso corporeo. Questo effetto collaterale non deve essere sottovalutato: dal momento che molte terapie psichiatriche vengono assunte per periodi lunghi, l'aumento del peso può essere un fattore di rischio per patologie cardiache e metaboliche (come il diabete), oltre a costituire un peggioramento della vita sociale del paziente. Grazie al progetto dietetico medico di Mens Sana, è possibile dimagrire mangiando e tenendo sotto controllo la fame.

Tutte le informazioni a questo link

SCIENZA
29 aprile 2012
Gli Antidepressivi
Usati per curare la depressione e i disturbi d'ansia, gli antidepressivi non sono tutti uguali. Una breve rassegna dei più utilizzati
SCIENZA
24 luglio 2010
Uno studio mostra la possibilità di predirre come i pazienti risponderanno agli antidepressivi
In uno studio sperimentale per il trattamento della depressione maggiore, dei test pre-trattamento usati per sondare la funzione di un centro specifico del cervello potrebbero dare previsioni su come i pazienti risponderanno alla chetamina, un farmaco che può migliorare rapidamente i sintomi della depressione in alcuni individui. Il lavoro suggerisce che potrebbe essere possibile sviluppare metodi per utilizzare tali valutazioni in futuro, non solo per comprendere meglio la depressione, ma per guidare le scelte di trattamento.


Resta urgente il bisogno di nuovi farmaci antidepressivi che funzionino con meccanismi alternativi a quelli esistenti. Vi è una particolare necessità di farmaci che possano agire più rapidamente di quelli attualmente disponibili, che possono richiedere settimane, e di modi per prevedere quali pazienti possano essere aiutati da farmaci specifici. La chetamina, il farmaco usato in questo studio, può alleviare i sintomi della depressione entro poche ore. Mentre però la ketamina ha effetti collaterali che la escludono come trattamento per la depressione, continuare la ricerca sulla ketamina può contribuire a fornire la base per lo sviluppo di altri farmaci con un meccanismo simile, buona sicurezza e rapidità di azione.

Una strada percorribile verso lo sviluppo di nuovi farmaci è quella di mappare i circuiti del cervello che non funzionano normalmente durante la depressione. Gli scienziati possono monitorare il livello di funzione di specifiche aree cerebrali, mentre un soggetto sta svolgendo un compito mentale. Lo stesso tipo di monitoraggio può essere utilizzato anche prima di iniziare un trattamento antidepressivo per determinare l'attività di base del cervello in pazienti con depressione e le differenze di attivazione che possono correlare con un miglioramento clinico.

In questo studio quindici pazienti con depressione maggiore, prima di ricevere la ketamina, hanno effettuato un test che ha coinvolto la memoria di lavoro, il tipo di memoria a breve termine chiamata in causa, per esempio, quando si tiene in mente un numero di telefono.

Mentre i pazienti effettuavano gli esercizi, i ricercatori hanno monitorato l'attività in una zona del cervello che ha collegamenti sia emotivi che cognitivi con altri centri del cervello: la corteccia cingolata anteriore pregenuale (pgACC). La tecnologia di monitoraggio utilizzata è chiamata magnetoencefalografia (MEG) che analizza i campi magnetici creati dall'attività elettrica dei neuroni nel cervello.

Tra i pazienti depressi che hanno eseguito il test di memoria di lavoro (che non implica alcun contenuto emotivo), quelli nei quali la pgACC era meno attiva, il miglioramento dei sintomi in risposta alla ketamina è stato maggiore. In ricerche precedenti, quando i pazienti depressi visualizzavano immagini a contenuto emotivo (volti spaventosi), quelli in cui la pgACC era più attiva, il miglioramento dei sintomi in risposta alla ketamina era maggiore. Presi insieme, i risultati suggeriscono che una bassa attività di questa parte del cervello in risposta a compiti non emotivi, e ad alta attività in risposta a compiti a contenuto emotivo, possono prevedere come una persona affetta da depressione può rispondere alla ketamina.

Questo studio ha anche esaminato se l'attività della pgACC possa trovare riscontro nell'attività simultanea dell'amigdala, una parte del cervello che svolge un ruolo nella elaborazione emotiva. Pazienti in cui vi era una sincronia stretta tra i due centri del cervello durante il compito di memoria di lavoro sono risultati meno sensibili alla chetamina.

In questo studio, effettuato dagli scienziati del National Institute of Mental Health Giacomo Salvadore, Carlos Zarate e colleghi, l'attività nella pgACC, e il grado con cui questa è funzionalmente connessa all'amigdala, hanno potuto fungere da indicatori, o biomarkers, del grado in cui i pazienti avrebbero risposto al trattamento con chetamina. Dare a degli individui un compito che impegna il cervello in modi specifici aiuta i ricercatori a misurare l'efficienza con cui un circuito cerebrale specifico è in funzione. Gli autori spiegano che negli studi con soggetti sani, l'attività della pgACC è aumentata quando una persona elabora informazioni con contenuto emozionale, ma non quando una persona si sta concentrando su uno stimolo più emotivamente neutro.
Nelle persone depresse, in cui il pattern di attivazione della pgACC era più vicina a quella osservata nei soggetti non depressi, le risposte al trattamento apparivano migliori. Gli autori osservano anche che il circuito di regolazione dell'umore studiato in questo lavoro sembra essere attivo nei pazienti depressi, anche quando gli viene dato un compito senza contenuto emotivo.

Oltre a farmaci in via di sviluppo con nuovi meccanismi di azione, sarà importante sviluppare metodi per prevedere chi risponderà a questi trattamenti. Questo studio fornisce indizi per capirer meglio i circuiti sottostanti la depressione maggiore e per eventuali futuri approcci a trattamenti più efficaci.

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Benvenuti nel blog del Dott. Marco Paolemili, Psichiatra e Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale, Presidente di Mens Sana Onlus

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