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POLITICA
25 giugno 2015
Il proibizionismo è un crimine
Il 26 giugno si celebra la Giornata Mondiale di Lotta alla Droga. L’ONU, nel 1987, quando instituì questo evento, si era posto l’obiettivo di liberare definitivamente la società dalla droga. Nel 2015 questo obiettivo è probabilmente più lontano da allora dall’essere raggiunto e in molti paesi, le politiche proibizioniste e punitive, che negli anni 80 del secolo scorso erano state accolte con grande entusiasmo, si sono rivelate fallimentari. I politici, così come gli alti funzionari amministrativi, hanno dimostrato ancora una volta di non conoscere la storia. Il proibizionismo che aveva vietato l’alcol negli Stati Uniti d’America era stato la svolta per la criminalità organizzata e non aveva risolto il problema dilagante dell’alcolismo. A beneficiarne non erano stati certamente i cittadini americani, ma i gangster stelle e strisce che fecero affari d’oro con la vendita di alcolici di contrabbando.

Non curanti degli insegnamenti del passato, i Governi di tutto il mondo decisero che era necessario intraprendere una lotta senza confini contro le altre droghe, come l’hashish, la marijuana, l’eroina e la cocaina. Non curanti perché, anche in quella occasione, decisero che proibire, punire e mettere fuori legge sarebbe stata la loro arma vincente. A vincere furono e sono tuttora, invece, i narcotrafficanti e le criminalità organizzate di tutte il mondo, dalla Russia alla Colombia, passando per l’Italia e il Messico. A perdere furono e sono tuttora, i consumatori delle droghe. Uomini e donne più o meno giovani si trovano oggi con due problemi: uno, come liberarsi dalla dipendenza e due, come uscire dai guai giudiziari, dal carcere e dalla criminalità in cui si sono trovati incatenati.

Essere dipendente da una sostanza significa innanzitutto non riuscire ad avere la forza di liberarsi da una schiavitù. Le sostanze d’abuso sono quelle che producono in chi le usa fenomeni di tolleranza e astinenza, per cui per ottenere lo stesso effetto piacevole è necessario assumere sempre quantità maggiori di droga (tolleranza). Non impegnare i recettori del sistema nervoso con la sostanza, cioè non assumerla più, significa stare male fisicamente e psichicamente (astinenza). In più queste sostanze stimolano il craving, il forte desiderio che impegna energie fisiche e psichiche nella ricerca del piacere indotto. Questo insieme di fenomeni provoca una schiavitù. Per stare bene e soprattutto per non stare male allora bisogna affidarsi a chi la droga può vendertela, significa cioè scendere a patti con dei criminali.

La dipendenza, grazie al proibizionismo, ti fa diventare un criminale, oltre che un drogato.
Lo sanno bene le famiglie, che si vedono spesso costrette a vendere i propri beni, impegnare i propri valori o vederli rubati dai propri figli, mariti o mogli.

I governi, dal colore diverso, hanno impegnato ingenti somme di denaro pubblico in quella che loro hanno definito “lotta alla droga”. Hanno cercato di mettersi contro un mercato drogato, nel vero senso della parola. E hanno perso. Non hanno fermato il narcotraffico e hanno condannato individui malati a pene aggiuntive. Invece di investire nel recupero sociale e nella cura dei tossicodipendenti, hanno investito in programmi costosissimi e inefficaci (sono i dati a parlare) che hanno creato più problemi di quanti ne hanno risolti.

Una madre di un ragazzo dipendente da eroina, che si è ammalata gravemente di depressione, una volta mi disse: “Vorrei che mio figlio fosse arrestato di nuovo, almeno in carcere potrà essere aiutato da qualche medico”. Se siete madri, o padri, potete immaginare cosa significa arrivare a sperare questo per il proprio figlio.

Per sconfiggere la droga non “basta dire no” come diceva Nancy Reagan mentre lanciava la prima disastrosa lotta alla droga negli Stati Uniti. Se fosse così facile, non avremo migliaia di professionisti che in ogni parte del mondo cercano ogni giorno di aiutare persone, in ospedali, cliniche, comunità e ambulatori. Queste persone, medici, psicologi, infermieri, operatori, volontari, devono combattere ogni giorno con fondi sempre più esigui e sempre meno risorse. Devono fare gli eroi, mentre vorrebbero solo fare il loro mestiere. In Italia i SerT, le strutture pubbliche delle ASL che curano le dipendenze, vedono ridurre progressivamente il loro personale e non hanno nemmeno i soldi per pagare le cure, lunghe e complesse, dei tossicodipendenti. Per ignoranza o malafede, i nostri governi condannano uomini e donne, nei tribunali e nelle strade, alla sofferenza, all’emarginazione e alla morte.

Il proibizionismo è un crimine. Se vogliamo davvero combattere la droga, dobbiamo imparare a pensare diversamente.


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permalink | inviato da marcopaolemili il 25/6/2015 alle 18:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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